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I Della RobbiaLa robbia o Rubia Tinctorum, è una pianta erbacea che cresce spontaneamente e abbondantemente in tutto il bacino del Mediterraneo, dalle cui radici veniva estratto un colorante rosso intenso, è infatti da questa che prendono il nome i Della Robbia, la cui famiglia era strettamente legata al commercio e all'uso di questa, si crede nell'ambito della tintoria della lana.
I Della Robbia furono una famiglia fiorentina fin dal Duegento, ma fu solo intorno al quattrocento con Luca Della Robbia (1400-1482) che, grazie al suo genio, inizia la produzione di maioliche più belle del rinascimento. Grazie ad una tecnica innovativa e a dei colori quasi eterni ancora oggi si possono ammirare le opere di questa famiglia nei più importanti musei e chiese di tutta la Toscana. Il Vasari infatti già nel 1550 nella prima edizione delle Vite scriveva di Luca della Robbia e dell'originalità della plastica robbiana, ed elogiava "con somma lode." la produzione in terracotta invetriata dei Della Robbia e dei Buglioni, altra famiglia di artisti fiorentini.
Nei secoli successivi il termine "Della Robbia" verrà utilizzato per indicare qualsiasi scultura invetriata o manufatto in maiolica dalle caratteristiche simili a quelle della produzione dei Della Robbia; prima con il Bencivenni nel suo "Elogio di Luca di Simone della Robbia" dove per la prima volta si parla di Luca come: " scultore fiorentino, inventore dei famosi lavori di terracotta invetriata che dal suo nome diconsi di terra della Robbia ", successivamente l'aggettivo "Robbiano" con riferimento alla ceramica, assente nella maggiorparte dei lessici tradizionali, viene accolto nel Dizionario Enciclopedico Italiano dalla fondazione Treccani come " relativo ai Della Robbia. dal punto di vista dello stile e del gusto ".
Tra le opere maggiori dei Della Robbia e in particolare di Luca si può ammirare il suo capolavoro, nonché la sua prima opera di rilievo, la cosiddetta " Cantoria ", che doveva ornare la balconata dell'organo maggiore della Cattedrale fiorentina (oggi esposta nel Museo dell'Opera del Duomo); La Manifattura di Signa
La storia della Manifattura di Signa si sviluppa insieme a quella di una famiglia ebrea benestante di metà Ottocento: i Bondi.
Inizialmente era stato Angelo Bondi che aveva impiantato nel comune di Signa una fornace di laterizi ad uso edilizio "Società fornace di Signa" che in poco tempo si sviluppo molto, ma fu grazie all'intervento di Camillo che, nel 1895 con la denominazione di "Manifattura di Signa", iniziò la produzione di terrecotte artistiche destinata a fare la notorietà dell'azienda.
L'occasione per affermarsi arriva subito per la giovane Manifattura che nel 1896 espone statue, busti, sedili e vasi in terracotta per ornamento dei giardini, all'Esposizione Nazionale di Orticoltura; i pezzi della manifattura, principalmente riproduzioni di sculture famose e oggetti decorativi di impronta tipicamente quattrocentesca e classica vengono subito apprezzati da molti.
Le Ceramiche Bellini Spinto da una passione per l'arte e la ceramica, forse anche perchè figlio di un noto ceramista, dopo aver terminato gli studi, Carlo Bellini nel 1978 cambia completamente il proprio destino, iniziando un'avventura difficile ma affascinante aprendo questo laboratorio per la riproduzione artistica di terrecotte e maioliche, di ispirazione classica e rinascimentale. 
Proponendosi quindi con umiltà come depositario di una tadizione per la quale Signa era famosa nei primi anni del secolo, tradizione che ormai si era perduta per motivi storici e generazionali.
Oggi nel fulgore della tecnologia visitare questo laboratorio è come tornare indietro nei tempi, poichè l'attività che si svolge rispetta in pieno la tradizione artigiana Signese di allora; nessun macchinario, se non il forno per le cotture, nessun supporto tecnico ma solo l'uso sapiente delle mani, degli occhi e dell'ingegno.
Il prodotto che ne deriva è il frutto di questa eredità biologica, un omaggio alla cara terra toscana ed a tutti quelli che amano l'arte.
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